STOP alla violenza sulle donne

Il contesto nel quale stiamo vivendo quest’anno purtroppo non ci permette di avviare iniziative in presenza, ma nonostante tutto ci sono ricorrenze come la Giornata Internazionale contra la violenza sulle Donne che non ci consentono di rimanere in silenzio.
La violenza contro le donne, sia nel mondo del lavoro che nella vita quotidiana, è ritenuta una violazione dei diritti umani.
Nel 1999 le Nazioni Unite hanno deliberato che il 25 novembre venga considerato come la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in memoria delle 3 sorelle Mirabal che il 25 Novembre 1960, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate da agenti del servizio di informazione militare, condotte in un luogo nascosto, stuprate, torturate a colpi di bastone e gettate in un precipizio nelle loro auto per simulare un incidente. La loro unica colpa fu quella di essere considerate donne rivoluzionarie per il loro impegno in cui tentavano di contrastare il regime dittatoriale di quell’epoca.
Oggi come allora questa ricorrenza è testimonianza del fatto che, dinnanzi a fatti di cronaca sempre più frequenti, c’è ancora molto da fare e che bisogna lavorare tantissimo sull’argomento perché purtroppo i dati in Italia sono sempre più preoccupanti. Nel periodo marzo/aprile 2020, durante il lockdown, nonostante si sia registrata una diminuzione dei reati di genere, rispetto all’anno precedente i femminicidi non hanno mai smesso di esistere. Solo nel primo semestre del 2020, il dato è cresciuto sino ad arrivare al 45% del totale degli omicidi.
Secondo i dati Istat, tra il mese di marzo e quello di giugno 2020, il numero delle chiamate ai centri antiviolenza, sia telefoniche che via chat, sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019, passando da un numero di contatti di 6956 a 15280, registrando un incremento del +119%. Se da un lato questo dato ci lascia ben sperare in quanto sono sempre più le donne che decidono di denunciare, dall’altro continua ad allarmarci per un fenomeno che continua a non avere fine.
La violenza ha varie forme, non è solo fisica e psicologica ma è anche economica e con la complicità della crisi mondiale che stiamo vivendo, le donne sono rimaste chiuse in casa proprio con i loro aguzzini, perché purtroppo hanno perso il lavoro o erano in cassa integrazione.
Una situazione orribile per la quale, oltre alla condizione di forte pressione, si aggiunge la paura degli abusi violenti che accadono dopo la denuncia, in quanto l’uomo violento continua ad esercitare un ruolo di totale controllo fisico e psicologico su queste donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi.
Lo Stato e le Regioni devono aiutare queste donne, con politiche di reinserimento nella loro vita, così come in quella lavorativa, rendendole autonome e dando loro la possibilità di uscire dall’incubo.
Non basta l’introduzione della legge “Codice Rosso”. Necessitano procedure più rapide e di allontanamento contro chi è violento; le Regioni dovrebbero sostenere tutti i costi dei centri di accoglienza per le donne e per i figli che a causa di maltrattamenti sono costretti a non poter più vivere in quelle condizioni ma che non hanno nè posti e nè soldi per potersi allontanare e vivere una vita dignitosa.
La politica dovrebbe inoltre risolvere lo squilibrio tra uomo e donna nel mondo del lavoro, dove le molestie sessuali sono ancora molto presenti, dove gli incarichi più importanti vengono assegnati con una larga percentuale agli uomini, dove a parità di incarico la donna guadagna il 30% in meno e che addirittura da molti ruoli è completamente esclusa. Questi sono argomenti che la CISL cerca di portare avanti da anni mentre si continuano a registrare dati sconfortanti per le donne nei posti di lavoro. Basti pensare che su 100 posti di lavoro persi il 55% è delle donne e che il 65% delle donne con bambini piccoli non ha la possibilità di lavorare.
Il SLP è quotidianamente impegnato nella promozione, inclusione e permanenza delle donne e dei giovani nel mondo del lavoro e in tutti gli ambiti della società, a favore di una piena affermazione del principio di parità e di pari opportunità, di genere ed intergenerazionale, attraverso un proprio Organismo statutario dedicato: il “Coordinamento Donne”. Crediamo che creare una società aperta nei confronti delle Donne sia indispensabile al raggiungimento degli obiettivi di coesione e crescita del nostro Paese.