Quota 100: quanto conviene anticipare i tempi

Le ultime notizie sul fronte pensioni riportano gli aggiornamenti sulla riforma che il governo vorrà attuare per rimuovere la Legge Fornero.

La prima misura su cui si sta lavorando è Quota 100. Dove “100” risulta essere la somma tra l’età anagrafica e quella contributiva.

Pensioni Quota 100: confermata la soglia minima di età a 62 anni con 38 anni di contributi versati. Con l’aumentare dell’età anagrafica salirà anche la quota che diventerà quindi quota 101, quota 102 ecc fino al raggiungimento del requisito di età per la pensione di vecchiaia che nel 2019 arriva a 67 anni.

In particolare per le pensioni Quota 100 ci saranno 4 finestre 2019, una ogni tre mesi a partire dal mese di febbraio.

Con Quota 100 si intende la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati come tetto minimo per andare in pensione. Mentre con Quota 41 si fa riferimento al numero di anni di contributi necessari per andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica.

Tutto questo andrà chiarito prima della prossima Legge di Stabilità. Anche perché si tratta di misure che potrebbero andare in vigore già dal prossimo anno.

Quota 100 potrà essere raggiunto seguendo due modalità. 64 anni e 36 di contributi o 65 anni e 35 di contributi.

Mentre per quanto riguarda la cosiddetta Quota 41 si pensa alla possibilità di accesso alla pensione a partire da 41 anni e 5 mesi di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Al momento la soglia prevede i 42 anni e 10 mesi, 41 anni e 10 mesi per le donne.

C’è poi la proroga a Opzione Donna, che permette alle donne lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi, mentre il requisito anagrafico è di 57 anni per le lavoratrici dipendenti e di 58 anni per quelle autonome. La proroga è ormai in dirittura d’arrivo e sembra quasi scontata, essendo presente anche nel programma di governo.

In attesa della versione finale del disegno di legge di Bilancio che il governo dovrebbe trasmettere alle Camere entro fine mese, ecco i primi calcoli che i “quotisti” possono fare prima di decidere se cogliere o meno l’opzione anti-Fornero

Con un anticipo di tre anni e tre mesi un operaio in possesso di 40 anni di contributi vedrebbe ridursi il proprio assegno mediamente del 14%, mentre un impiegato con gli stessi anni di versamenti e un anticipo di tre anni perderebbe il 9 %.

Ecco in cifra quanto vale il nuovo “privilegio”: per chi si trova nel cosiddetto sistema misto (cioè con 18 anni di contributi versati prima della riforma del 1995) e che l’anno prossimo maturerà 62 anni di età e 38 anni di versamenti, l’uscita scatterebbe con due anni in meno rispetto all’età di equilibrio contributivo (64 anni, da confrontare con i 67 anni e tre mesi della vecchiaia e soli 20 anni di contributi).

Chi invece è ancora agganciato al sistema di calcolo retributivo (più di 18 anni di versamenti al dicembre ’95) e ha cumulato 41 o 42 anni di contribuzione può beneficiare di un vantaggio che oscilla dai tre anni e cinque mesi ai quattro anni e quattro mesi rispetto alla vecchiaia a 64 anni e tre mesi e 63 e tre mesi.

Tornando alle “penalizzazioni” sull’assegno, vale ricordare che con “quota 100” la pensione viene incassata fino a cinque anni in più e «nel complesso della vita la riduzione si annulla anche se rimane in ogni caso il dato della minore pensione mensile che sotto certi livelli potrebbe comprometterne l’adeguatezza». A determinare la riduzione dell’assegno sono almeno tre fattori: il diverso coefficiente di trasformazione a 62 anni, i cinque anni di minori contributi e l’effetto rivalutazione sul montante, ipotizzando una crescita costante sia del Pil sia dello stipendio del lavoratore.

Stefania Vantaggiato

(Fonte il sole 24 ore)

3 pensieri riguardo “Quota 100: quanto conviene anticipare i tempi

  • Ottobre 23, 2018 in 20:52
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    Buongiorno, capisco che diminuisce il montante contributivo, pero’ diminuisce anche il coefficiente di traformazione con il passare degli anni, quindi la differenza tra la pensione anticipata e l’eventuale quota 100 dovrebbe esse minima o no?

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    • Ottobre 23, 2018 in 20:57
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      Mica tanto minima…

      Risposta
  • Ottobre 23, 2018 in 21:55
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    Se diminuisce del 9% mensile x 12 mesi diventa il 108%, praticamente una mensilità all’anno non viene percepita dal pensionato, caspita non è poco. Oggi parlando con un autista, mi riferiva che per raggiungere il posto di lavoro spende 250 euro al mese di carburante, senza considerare l’usura del mezzo ed i rischi che comporta viaggiare, a questo lavoratore mi sento di dire vai in pensione con la penalizzazione perché ci andresti a guadagnare.

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